Google
 

Un ricordo di Jozzelli inviato da Beniamino Mechelli

“Ma gli studenti Dc non hanno freddo?”

Viterbo - 8 marzo 2007 - ore 1,30

Attilio Jozzelli
Copyright La velina

Riceviamo e pubblichiamo - Caro direttore,

consentimi di complimentarmi con Lupo Solidario per aver lanciato la proposta d’intitolare una via della città all’onorevole Attilio Jozzelli.

E consentimi anche di ringraziare sia l’assessore provinciale alla Cultura, Renzo Trappolini, per averlo recentemente ricordato sulle colonne della Velina, sia Nando Gigli per l’impegno che si è immediatamente assunto – non avevo alcun dubbio in merito – di fare sua la proposta e di formalizzarla al consiglio comunale.

Personalmente, nella seconda metà degli anni Settanta, appartenevo ad un rito democristiano diverso da quello dell’onorevole Jozzelli. Non di meno, però, ho avuto modo di conoscere e apprezzare le sue grandi doti culturali, morali e umane ancor prima che politiche. Sì, perché Jozzelli è stato soprattutto un grande uomo.

Egli, nonostante fosse il leader indiscusso di una Dc, in quegli anni vincente e imperante, ha sempre mantenuto un distacco disincantato dallo stesso potere. Così come ha sempre declinato all’unità del partito e all’attenzione delle ragioni degli altri la sua attività politica.

Ho ancora davanti a me la sua immagine di uomo vestito in doppio petto grigio, un po’ liso, con in testa un berretto blu che ricordava da vicino la celeberrima coppola di Pietro Nenni. Lo vedo ancora entrare nella sede della Dc, in via Garbini, e stringere le mani a tutti, accennando ad un inchino. Ricordo i suoi discorsi impregnati di riferimenti religiosi e morali. Era davvero impossibile, anche per chi ne contestava la posizione politica, non avere rispetto e soggezione per lui.

Consentimi, caro direttore, di ricordare due aneddoti che, a mio modo di vedere, la dicono lunga sulla personalità di Jozzelli.

Era presidente della Provincia di Viterbo un Dc, non ricordo se Pietrella o Bevignani, allorché i vari comitati studenteschi decisero di indire uno sciopero perché due o tre istituti scolastici, di competenza della Provincia, appunto, erano da alcuni giorni senza termosifoni. Il movimento giovanile della Dc decise di aderire allo sciopero.

Accadde allora che un dirigente “adulto” del partito obiettò che non era proprio il caso che gli studenti democristiani manifestassero contro un presidente della Provincia dello stesso partito.

Seguirono alcuni giorni di polemiche, intanto la data dello sciopero si avvicinava.

Per dirimere la controversia, il buon Giovanni Botondi, che era un po’ il comprensivo e indulgente “padre” di tutti noi, chiese proprio a Jozzelli, di mediare tra le parti. E lui accettò.

Nel pomeriggio, ci riunimmo nel suo ufficio, dominato da due grandi ritratti di De Gasperi e don Sturzo.

Io gli illustrai le ragioni dell’adesione allo sciopero e, di contro, il dirigente “adulto" del partito ribadì i motivi dell’inopportunità della nostra adesione. Jozzelli ascoltò pazientemente tutti e poi esclamò: “Ma gli studenti Dc non hanno freddo?”.

Il dirigente “adulto” capì l’antifona e spense immediatamente la polemica.

Il secondo episodio risale a molti anni dopo. Ormai lontano dalla scena politica, Jozzelli era diventato presidente della Cassa di Risparmio di Viterbo. Non più giovane nemmeno io, mi recai da lui per un’intervista sulla banca.

Uscii dal suo ufficio oltre due ore dopo senza aver preso nemmeno una riga d’appunti. In effetti, ci abbandonammo ad un lungo revival sui passaggi che portarono alla nascita dell’Università della Tuscia.

Mi ricordò in modo puntiglioso tutte le fasi, tutti i disegni di legge, tutto il lavorio politico portato avanti per anni. Era una miniera di notizie. Infine, mi disse: “L’Università della Tuscia è stata una delle più importanti conquiste che il Viterbese abbia mai conseguito. E il merito va ascritto agli uomini della Dc. Peccato che nessuno renda loro il giusto riconoscimento”. Dell’intervista non se ne fece più nulla. Ma andò bene così.

Vedi caro direttore, non è solo il sentirsi, come capita a me, un reduce del passato che mi fa avere nostalgia della Prima Repubblica.

Ma è soprattutto la mancanza di uomini come Jozzelli, ed altri, di vari partiti. Oggi, chi ha preso il loro posto, ahimé, ha trasformato la politica in una brodaglia indigeribile. Da parte mia, quindi, non resta che confidare nella Provvidenza affinché mantenga ancora a lungo i pochi “sopravvissuti” di un’epoca che senza remore definisco gloriosa.

Beniamino Mechelli

Per la pubblicità su la Velina clicca qui o telefona al 3387796471
Istruzioni per l'uso della Velina

I comunicati, le note, gli interventi, le lettere vanno inviati alla redazione in allegato in Word con un riferimento telefonico fisso e nome e cognome del mittenti.

La segreteria di redazione della Velina