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Viterbo - 7 marzo 2007 - ore 16,30
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Francesco Ciprini |
Riceviamo e pubblichiamo - La quotidiana mattutina abitudine di aprire Tusciaweb - e poi la neonata Velina- oggi mi ha sorpreso nel leggere il titolo e la iniziativa lanciata da Lupo Solitario: l’idea di intitolare una via ad Attilio Jozzelli mi ha colpito.
Non ho conosciuto il personaggio, per evidenti miei “limiti di età” – ma molto spesso ne ho sentito parlare. E sempre in termini positivi - e non è cosa comune – sia dai suoi compagni di partito nella Democrazia cristiana, sia da parte di chi si opponeva o si distingueva culturalmente e politicamente alla Dc.
Una rapida occhiata al suo cursus honorum, alla sua biografia lasciano trapelare la sensazione che si sia trattata di un politico non comune.
La scelta francescana, il ritiro ad un età in cui oggi in Italia si è considerati giovani politici rampanti, il profilo moderato - certamente non nelle convinzioni valoriali e profonde ma una moderazione ed una inclinazione al dialogo vissute come metodo e stile politico: tutto questo mi fa sentire Attilio Jozzelli lontanissimo e dall’attuale panorama politico e dallo show a volte indecoroso che offriamo ai cittadini, a tutti i livelli senza fare distinzioni pretestuose.
Ho la sensazione che ci si trovi davanti ad un persona particolare – di un altro livello. Non so come mai, ma la prima frase che mi è venuta in mente mentre leggevo ciò che Renzo Trappolini ha scritto qualche giorno fa e ogni volta che qualcuno più saggio e grande di me mi ha raccontato di Attilio Jozzelli è quella di Paolo VI che insegnava che “la politica è la più alta forma di carità”.
Significativo il ritiro ad un’età ancora giovane ed attiva, quando la carriera politica non poteva far altro che vivere un’impennata: una scelta che dubito altri al suo posto avrebbero fatto. Diciamo pure che non gli passa minimamente per la testa.
E questa scelta – probabilmente sofferta – manda a me ragazzo di 25 che fa politica da quando ne aveva 16, che la vive con passione ed entusiasmo, un insegnamento importante: mai dimenticare che esiste altro oltre alla politica.
Troppo spesso nel vedere la foga di un “voler far carriera” che sembra essere l’unico punto di incontro fra gli esponenti politici di centrodestra e centrosinistra ho avuto la sensazione che fare politica fosse un impegno totalizzante.
Ma l’esempio di chi dopo aver presto 100mila voti decide di lasciare è un chiaro messaggio: la politica è importante, è la chiave per costruire il futuro, è il campo dove si impegna – o almeno dovrebbe – chi ha voglia di lasciare il mondo almeno un pochino meglio di come lo ha trovato. Ma la vita ha dimensioni ulteriori, non può ridursi ad una mera sequenza di lotte di potere e per il potere.
Lo spessore politico e umano, morale e culturale di un politico “popolare” impongono una riflessione. Una società che pensa di costruire il proprio futuro senza tenere conto del proprio passato è come un cieco senza guida.
Che Viterbo ricordi una così alta figura della sua storia cittadina è doveroso. Soprattutto oggi che di esempi da seguire non ce ne sono poi tanti.
Francesco Ciprini
segretario comunale della Margherita Viterbo
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La segreteria di redazione della Velina