Google
 

Viterbo - Rivolta contro i campi nomadi - Interviene Beniamino Mechelli

E' possibile non ci sia più un Samaritano?

Viterbo - 14 marzo 2007 - ore 3,30

Barbarano Romano
Copyright La velina

Riceviamo e pubblichiamo - Caro direttore,
nella notte tra il 31 luglio e il primo agosto 1944 tutti i prigionieri Rom e Sinti rinchiusi ad Auschwitz vennero sterminati.

Erano almeno 4.500 e furono eliminati in una notte sola.

Ma non ci fu solo Auschwitz. I Rom e i Sinti vittime del nazifascismo furono almeno 500 mila. Donne, uomini e bambini sterilizzati in massa, rinchiusi nei campi di concentramento, utilizzati come cavie per pseudo esperimenti medici, morti di fame e di freddo, uccisi nelle camere a gas e nei forni crematori.

Gli stessi uomini, donne e bambini che dopo la guerra non furono mai riconosciuti come vittime dello sterminio, dimenticati o ignorati nei processi al nazismo e mai risarciti.

Senza voler azzardare alcun assurdo accostamento tra i fatti del 1944 con quanto accaduto in questi giorni in provincia di Viterbo alla sola notizia, peraltro falsa, che da qualche parte avrebbe potuto essere allestito un campo nomadi, sotto alcuni aspetti mi ha stupito e sotto altri mi confermato come la persecuzione di cui gli Zingari furono vittime durante il nazismo ha radici profonde, antiche ma anche attuali.

E sembrano destinate a non avere mai fine. Sì, lo so che alcuni Zingari rubano. Oltre tutto sono affetti da dromania, la mania dello spostamento continuo, del viaggiare, e non ci pensano nemmeno a farsi 'curare' questa singolare sindrome. E quindi viaggiano per il solo gusto di viaggiare. Ma, particolare non trascurabile, sempre e comunque senza armi.

Gli zingari però rubano solo oro e denaro contante. Ad esempio non rubato l'argento perché credono che porti sfiga. Quindi, è facile capire quando si viene derubati da loro. Provate a capirlo quando a derubarvi sono le banche.

Ma ci sono ben altri furti, compiuti da italianissimi galantuomini, che non suscitano nell'opinione pubblica la stessa ripulsa provocata dai Rom.

Qualcuno ha calcolato che ogni anno in Italia avviene un furto gigantesco, circa 2 miliardi di euro, cioè 4 mila miliardi di vecchie lire. E si tratta di una delle ruberie più odiose che possa esistere: la mancata corresponsione degli stipendi o dei salari ai lavoratori che con quei soldi vivono e fanno vivere le loro famiglie. Ma non mi è mai capitato di assistere a manifestazioni di piazza contro lorsignori. Né mi risulta che qualche sindaco abbia invocato l'allontanamento di costoro dal paese in cui vivono.

La vicenda del falso annuncio dei Rom nella Tuscia, orchestrata da qualche politicante di quart'ordine su cui non vale nemmeno la pena di soffermarsi, ha messo in rilievo un aspetto del Viterbese che onestamente non mi aspettavo.

Non contesto qui il diritto dei sindaci e dei cittadini a dire no a un campo nomadi quando non si hanno gli strumenti finanziari, politici e sociali per accoglierlo.

Contesto però l'improvvisa vocazione al silenzio che ha folgorato molti sulla strada di Barbarano Romano, Sutri e Nepi.

Mi potresti obiettare che parlare di silenzio davanti a cotanto clamore sia assurdo. Ma io non mi riferisco al rumore che, è vero, ce ne è stato tanto, forse troppo. Mi riferisco alle parole, al ragionamento, alla riflessione che sono del tutto mancate in questa triste vicenda.

Ad esempio, a parte gli interventi di Umberto Cinalli di Legambiente e dell'Arci
di Viterbo, non ho udito parole, ragionamenti, riflessioni arrivare da
'sinistra'.

Non mi aspettavo interventi in difesa degli zingari che, capisco, potrebbero essere imbarazzanti per i politici, ma almeno un cenno di comprensione per la condizione dei Rom e dei Sinti, sì, me lo sarei aspettato.

Non ho udito, al di la della notarile ricostruzione dei fatti, nemmeno la voce della stampa.

Anzi ho avuto l'impressione, ma spesso le mie impressioni sono sbagliate, che ci fosse un sotterraneo tifo per chi si opponeva, a ragione o a torto, all'arrivo degli Zingari.

Soprattutto non ho udito la voce della Chiesa, dei preti, dei cattolici cosiddetti impegnati nel sociale. E' possibile che in questa terra non ci sia più un Samaritano?

E che siano completamente spariti coloro che aspirano a sentirsi dire 'ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, carcerato e siete venuti a trovarmi'?

E' mai possibile che la Carità non abbia diritto d'asilo a queste latitudini? Mi riferisco
alla Carità paziente e benigna, alla Carità che non è invidiosa, che non si vanta, che non si gonfia, che non manca di rispetto, che non cerca il suo interesse, che non si adira, che non tiene conto del male ricevuto, che non gode dell'ingiustizia ma si compiace della verità.

La Carità che tutto copre tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. E' possibile che questa
vicenda non abbia fatto venire in mente a nessuno l'opera straordinaria di monsignor Luigi Di Liegro?

E nemmeno quella dell'ex vescovo diocesano Fiorino Tagliaferri che, proprio su tua iniziativa, caro direttore, compì una delle sue prime visite pastorali nel campo nomadi di Viterbo.

Campo allora allestito a fianco del cimitero di San Lazzaro, un luogo che stava a ricordare come il destino degli Zingari continuasse e continui a camminare sotto braccio con la morte.

Beniamino Mechelli


Caro Beniamino,
confesso di aver assistito a tutta questa vicenda volutamente senza intervenire. E non per timore di qualcosa. Ricordavi come in altri tempi, metaforicamente, prendemmo per mano un vescovo, per altro della levatura morale e teologica di un Fiorino Tagliaferri, e lo portammo quasi di peso al campo nomadi di Viterbo a sporcarsi la veste nel fango in cui i bambini Sinti giocavano tutti i giorni.

Come fanno gli entomologi mi incuriosiva vedere quale fosse fino in fondo la cultura di questa provincia. Ed vero quello che dici. Tolto Cinalli, l'Arci e il tuo intervento non c'è stato null'altro.

Il vescovo Chiarinelli non ha proferito parola. E non lo hanno fatto, se non balbettando, a sinistra.
E debbo dire che anche gli interventi fatti, ovviamente più che meritevoli, non sono andati al di là di certo buonismo compassionevole.

Nessuno ha sollevato la questione vera. Una questione di diritto.

Le persone di cui si parla sono in primo luogo cittadini, in gran parte italiani o europei. E allora hanno esattamente tutti i diritti e doveri degli altri cittadini. E possono ovviamente spostarsi e hanno il diritto di trovare aree predisposte in tutte le province, se non in tutti i comuni, per fermasi.

C'è chi dice che gli "zingari" rubano. Ebbene, se non mi sbaglio e se non è cambiato qualcosa nel nostro paese, negli stati di diritto non ci sono popoli che rubano. Ci sono individui che rubano. La responsabilità penale è sempre individuale. Se c'è uno "zingaro" che ruba lo si arresti e, se ci sono le prove, e dopo regolare processo, lo si condanni. Non si può condannare un intero popolo a parole.

Non si può stigmatizzare un intero popolo.
La mia impressione è che certa cultura totalitaria abbia oscurato il lume della ragione in questa provincia. Anche alla parte migliore.

E forse non è una impressione.

O forse la cosa è molto più semplice: nessuno di chi in questi giorni ha sbraitato è stato mai in un campo nomadi. Nessuno ha visto gli occhi di un bimbo Sinti, che sono proprio identici a quelli di mio figlio.

Carlo Galeotti 

Per la pubblicità su la Velina clicca qui o telefona al 3387796471
Istruzioni per l'uso della Velina

I comunicati, le note, gli interventi, le lettere vanno inviati alla redazione in allegato in Word con un riferimento telefonico fisso e nome e cognome del mittenti.

La segreteria di redazione della Velina