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Viterbo - 24 maggio 2007 - ore 1,30
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Giovanni Bartoletti |
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Caporossi e Pinna |
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Stefano Caporossi |
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In volo sul Poggino |
- Un volano da oltre due miliardi di euro. Un volano da 17 mila posti di lavoro. Queste le cifre prodotte nell’economia di Bergamo dall’aeroporto di Orio al Serio. Cifre enormi per quello che è uno degli aeroporti di Milano, collocato in un’altra provincia.
Forse il paragone è un po’ precoce. Ma l’aeroporto di Viterbo potrebbe, come hanno spiegato il presidente del comitato Giovanni Bartoletti, il vice presidente Stefano Caporossi e il segretario Maurizio Pinna, durante l’incontro di ieri all’Hotel Viterbo, diventare qualcosa di simile.
Insomma. strada facendo, quello che doveva essere un piccolo aeroporto potrebbe diventare qualcosa di simile a quello di Orio al Serio. Magari in scala un po’ ridotta.
Nella riunione di ieri, anche i politici, dal senatore Giulio Marini(Fi) all’assessore provinciale ai trasporti Stefano Di Meo (Pdci), come era accaduto per le associazioni di categoria, si sono schierati per l’aeroporto.
E dopo che il presidente per l’aeroporto Bartoletti ha, ancora una volta, spiegato che anche dal punto di vista dei collegamenti Viterbo può competere, la vera novità è apparsa proprio la dimensione economica che lo scalo potrebbe avere. Un vero potente propulsore per la stagnante economia viterbese.
Non sono mancati dei dubbi su l’ormai famoso progetto di costruzione di villette alle Zitelle. Ma tutti, ad iniziare da Federici (An), hanno sottolineato che di fronte a un progetto come l’aeroporto tutto il resto passa in secondo piano. “D’altra parte - ha ricordato Federici - il sindaco Gabbianelli è stato il primo a parlare di aeroporto”. Come dire che sarebbe impossibile che il progetto delle Zitelle possa fermare l’aeroporto.
L’assessore provinciale Di Meo ha ricordato che proprio in questi giorni ha incontrato il ministro Bianchi che gli ha confessato di sentirsi marcato stretto dai viterbesi.
Ma l’uscita più originale, e condivisibile, l’assessore dei Comunisti italiani l’ha fatta sul mancato raddoppio della Cassia. “Se si dovevano tagliare un po’ di alberi per arrivare prima a Roma, si poteva fare”. Con una battuta una rivoluzione in quella che tradizionalmente è stata la cultura della sinistra viterbese.
E poi c’è stata la soddisfazione del senatore Marini nel vedere per la prima volta la politica viterbese unita per raggiungere un obiettivo importante.
Tutti sembrano aver compreso che mancare anche questo obiettivo, significherebbe tagliare fuori la Tuscia dallo sviluppo.
Come dire che il Viterbese va bene quando serve per impiantarvi centrali che servono al paese, ma non va bene quando alcune infrastrutture potrebbero avere una rilevanza per lo sviluppo anche della Tuscia.
E dopo la riunione, i politici hanno potuto vedere Viterbo dall’alto grazie ai mezzi e ai piloti all’Aeroclub.
Ernie Souchak
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