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Viterbo 23 febbraio 2007 - ore 1,00
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Benigno Zaccagnini con Moro |
- Egregio direttore,
non vorrei abusare della sua pazienza ma mi corre l’obbligo di fare alcune precisazioni circa la risposta con la quale il signor Mechelli ha ribattuto alla mia lettera.
Innanzi tutto ringrazio sinceramente il signor Mechelli per la risposta. E' bello potersi confrontare e si riesce sempre ad imparare qualcosa.
Detto ciò però non posso non esprimere il mio rammarico circa il fatto che il senso della mia considerazione sia stato completamente travisato e ridotto ad un’accusa verso l’intera carriera politica di Benigno Zaccagnini.
Speravo che le parole “della grandezza del quale non ho motivo di dubitare” riferito all’allora ministro sgombrassero il campo da ogni dubbio. Il fatto poi che non lo conoscessi così a fondo non mi sembra scandaloso; non so quanti trentenni lo conoscano ma le garantisco che (personalmente) approfondirò la materia…
La vicenda del Vajont , presa a paragone “con le debite proporzioni”, invece la conosco bene.
Al di là degli atti giudiziari il ministro dei Lavori Pubblici ha una responsabilità politica (circoscritta al suo mandato), responsabilità che si è concretizzata tragicamente e questo non lo dico io bensì tutte quelle persone che in vario modo di quella vicenda sono stati testimoni inermi o peggio ancora vittime.
Lo ripeto, non ho motivo di dubitare che complessivamente Zaccagnini sia stato un grande statista ma certamente in questa vicenda ha commesso un errore politico. Grande si, infallibile non credo.
Personalmente poi, il fatto che non abbia militato nel Pci, non è assolutamente una discriminante, sono abituato a valutare le persone per quello che hanno fatto e non per dove hanno militato.
Ed infatti nella mia riflessione ho solo giudicato un aspetto della vita politica di Zaccagnini, non il politico in toto. Rimango della mia idea circa la questione Vajont e la ringrazio della bella panoramica circa la carriera politica di Zaccagnini.
Di sicuro avrà “incarnato lo spirito autentico dei cattolici democratici italiani” ma non ha sicuramente inteso le paure degli abitanti della valle di Longarone.
Circa le manifestazioni credo bisogna fare dei distinguo; in primo luogo non si può far finta di non vedere quando tanta gente scende in piazza. Di sicuro non si straccia una Finanziaria ma non si fa neanche finta di nulla.
In secondo luogo, in questo caso a lamentarsi è un’intera città, non una parte politica avversa e questo, secondo me, fa una bella differenza.
Ciò che mi ha infastidito è stata la totale noncuranza con il quale è stata bollata la manifestazione, l’incapacità di ascolto, proprio quella che ebbe Zaccagnini al tempo del Vajont!
Un’ultima cosa: un conto è “far avallare le proprie scelte dalle adunate oceaniche” un conto è saper ascoltare la gente… è la differenza tra la dittatura e la democrazia e, mi creda signor Mechelli, è una differenza che ho ben chiara nonostante i miei trentatre anni.
Emanuele Aronne
I comunicati, le note, gli interventi, le lettere vanno inviati alla redazione in allegato in Word con un riferimento telefonico fisso e nome e cognome del mittenti.
La segreteria di redazione della Velina