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Retroscena - Ma alla fine tutto torna a posto e viene eletto Angelo Allegrini - Fotoalbum

Sfiorata la rottura al congresso della Margherita

Viterbo 19 febbraio 2007 - ore 1,30

Fotoalbum del congresso della Margherita

Il nuovo segretario provinciale della Margherita Angelo Allegrini
copyright La Velina

Il ministro Fioroni
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Domenico Cocucci dei prodiani
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Aldo Bellocchio al congresso della Margherita
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Orsolini e Corbo di Federlazio
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Ovidio Cusi
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La sala del teatro Rivellino di Tuscania non proprio affollata
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L'intervento di Parroncini
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Allegrini prima dell'elezione
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Pasetto che ha presieduto il congresso
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Pasetto con Mariani
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Bruni
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- Tutto o quasi come previsto al congresso provinciale della Margherita al teatro Rivellino di Tuscania.

Cravatta grigia, marca Marinella, camicia bianca di sartoria, vestito scuro, capelli tagliati di fresco, Angelo Allegrini candidato unico è stato eletto segretario provinciale della Margherita. Come previsto.

Un po’ meno prevista la presenza di Aldo Bellocchio, ora gruppo misto in comune, ma evidentemente in procinto di approdare alla Margherita.

Del tutto imprevisto invece che la mattina di ieri tra maggioranza fioroniana e minoranza prodiana si è arrivati a pelo dalla rottura.

E sì, quasi nessuno se ne è accorto, ma ieri mattina i due gruppi sono venuti ai ferri corti.

Come dire un retroscena inaspettato per il primo congresso che vede il ministro Fioroni protagonista assoluto.


L’accordo unitario, che ha portato all’elezione di Allegrini, prevedeva, a tavolino, che la minoranza prodiana avesse una rappresentanza intorno al venti per cento sia nell’assemblea provinciale del partito che per la rappresentanza al congresso regionale. In questo ultimo caso si tratta di tre rappresentanti su quindici.

La pagliuzza che stava per far deragliare il treno unitario della Margherita viterbese è un po’ complicata da spiegare.

Ma si sa le questioni e gli equilibri politici alle volte sono complicati.

Per iniziare, ci sarebbe un accordo nazionale all’interno della Margherita per le segreterie regionali che prevede 12 regioni agli ex popolari, sei ai rutelliani, una ai prodiani e una ai diniani. E sì, in Italia non ci facciamo mancare nulla: ci sono anche i diniani.

Ebbene, la segreteria regionale del Lazio doveva andare a Di Carlo rutelliano doc con buoni rapporti con i prodiani. Fin qui tutto ok.

Ovviamente se la segreteria di regionale va a un rutelliano, gli ex popolari, tanto per capire il gruppo di cui fa parte il ministro Fioroni, rivendica la segreteria comunale di Roma. Che non è proprio una cosetta, essendo Roma la capitale.

Ebbene proprio a Roma, dove Rutelli deve avere un certo potere politico essendo stato sindaco, spunta una autocandidatura di Riccardo Milana, rutelliano. E qui scatta la possibilità che gli ex popolari possano rivendicare a questo punto la segreteria regionale del Lazio.

Qualcuno dirà: che cosa c’entra il congresso di Viterbo? C’entra... c’entra. Calma.

Ebbene, il ministro Fioroni ha fatto sapere, in un primo tempo, che voleva anche i tre rappresentanti della minoranza al congresso regionale.

Come dire che il ministro voleva più truppe per una possibile battaglia al congresso regionale per sfidare eventualmente il candidato rutelliano. Se a Roma capitale la situazione non si fosse sistemata.

Per tutta risposta Cocucci & c. gli hanno fatto subito sapere che avrebbero presentato una lista per la rappresentanza al congresso regionali.

La trattativa va avanti. I fioroniani abbozzano ma, ieri mattina, chiedono che almeno uno uno dei tre rappresentanti, che toccavano alla minoranza, sia condiviso. Come dire una proposta barocca e paradossale.

La minoranza resiste e fornisce come da accordi i tre nomi.

Dopo un po’ arriva l’ok del ministro. Evidentemente l’allarme romano è rientrato, oppure Fioroni ha preferito abbozzare.

Forse il ministro ha preferito non far presentare la minacciata lista autonoma dei prodiani, perché dentro al partito ci sono altri scontenti che si potevano coagulare intorno alla lista.

Come dire, un rischio di rottura per dei rappresentanti al congresso regionale.

Come dire che al di là della pax fioroniana, sotto sotto il partito non è congelato.

E questo nonostante i proclami del ministro che dopo essere stato contrario al Partito democratico, ora si mostra fervente fautore della nuova formazione.

E, forse non volendo nel suo discorso al congresso ha anche spiegato il perché.

Secondo il Fioroni pensiero “E’ un errore essere contrari al partito democratico, perché se non lo facciamo noi, qualcuno lo fa ugualmente. Non farlo, lascerebbe uno spazio enorme ai movimenti che lo vogliono e ci farebbe crollare nei consensi”.

E quindi, in puro stile fioroniano, meglio andare nel verso della corrente. Come sempre. Anzi, visto che la corrente è forte, è bene mettersi a correre. E addirittura, Fioroni ha invitato ad essere contenti: “Basta con i musi lunghi”. E se lo dice il ministro...

E poi il ministro ha già in iniziato a costruire il Partito democratico. Ha iniziato da Vetralla...

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